BAUHAUS – “In The Flat Field”

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Certe notti non riesci proprio a dimenticarle. Vuoi che sia un momento – infilato come un istantanea nella testa che viene continuamente proiettato come in un cinema muto su uno schermo – o vuoi che sia per colpa del masochismo di cui il nostro sistema di memoria è impregnato .Ricordiamo più per compiacerci del dolore che ci infligge un ricordo più che del piacere del ricordo stesso. Certe notti, le rimpiangi di continuo. Forse perchè eri più vivo quando gli altri dormivano o forse perchè la tua coscienza si sveglia solo quando cala la notte e tutto è meno apparente e più vero. Di notte ogni cosa sembra essere davvero per quello che è.”

Ho sofferto di insonnia. Forse sbaglio a definirla insonnia ma ad ogni modo era qualcosa che ci andava tremendamente vicino. Circa qualche anno fa, per motivi ora futili, non riuscivo a chiudere occhio la notte. Motivi futili….. ai tempi, a 20 e qualcosa anni sembravano questioni di vita o di morte – mollare una band, litigare coi genitori, mancare a un concerto, venire rifiutato da una ragazza… in prospettiva, cose che sì, sono importanti ma non così importanti. Anche la privazione ha qualcosa di terapeutico : mancare qualche ora di sonno apre gli occhi (scusate le facili battute) su punti di vista (aridajè con le battute eh) che prima non si potevano considerare. Quando non dormi, un po quando sei sul cesso, ti vengono in mente le idee migliori. Il che è la dice lunga sull’essere umano e le sue doti ma non voglio spendermi in divagazioni misantrope inutilmente, almeno non oggi.

Ad accompagnarmi nelle ore prima del sorgere del sole c’era quasi sempre questo disco – “In The Flat Field” è la prima creazione dei Bauhaus. Fromatesi nel 78 i nostri hanno creato un sound che ha fatto proseliti e contribuito a creare i sottogeneri più disparati. Per farla breve, ai Bauhaus si deve l’invenzione di un certo rock gotico e oscuro che sì, veniva dal post punk ma ne era decisamente più infarcito di glam e l’ombra lunga di un certo Bowie. Dense e intense litanie esistenzialiste e decadenti, e alle volte osservazioni persino sociopolitche , erano il comparto lirico dei Bauhaus. Dire che ci sia un culto dietro i Bauhaus sarebbe riduttivo – il combo d’Albione è mitico tanto per la figura del proprio singer (Peter Murphy ha il physique du role per fare lo pseudovampiro più delle pseudochecche che vediamo nei cinema per fare bagnare le minorenni) quanto per una vena creativa d’assoluto riguardo. E la capacità di creare canzoni che non cadono nel già sentito. E questo, al giorno d’oggi come allora è estramente importante.

 

Trascinato per le budella
nell’abisso che si apre noi
come specchi multi riflettenti in tutto questo
tra coperte macchiate di sperma e capricci odorosi
con occhi come telecamere che fanno rabbrividire
Assistimi per camminare via nel peccato
Dove è la stringa che Teseo ha lasciato?
Cercami una via di uscita da questo labirinto

Mi annoio,mi annoio
in questo campo piatto

Ying e Yang fanno il loro mestiere
Mangia una fetta, poi mangia la mia cena
e forza la mia fiugura, secca e muscolosa
in questo posto solenne di sogni bagnati
di pizzo nero opaco e di vacche gravide
mentre la vita mi traccia una mappa sulla fronte
la carta viene scoperta e l’indice puntato
nella stanza che occupo si invertono gli emisferi

Mi annoio,mi annoio
in questo campo piatto

Lasciami vedere uno schiribizzo di luce
per un amore nubile, su un volo inaugurale
In questo campo piatto mi annoio
sostituiscilo con le troie di Piccadilly
Nella mia nostalgia per qualche correzione cerebrale
Trandferiscimi in qualche luogo più solido
Martellami con dolore incendiario
Cambiando la mia forma, senza sprecare vergogna
Cambiando la mia forma, senza sprecare vergogna
e trascinami li con assordante fretta.

(“In The Flat Field”)

Beh,quella sera non dormivo per un senso di rifuto. Avevo appena chiuso una non-storia (più volgarmente,un flirt) con una ragazza assai più giovane di me e mi sentivo a terra. Nah, più giusto dire sotto terra. Nuovamente, avevo fatto errori madornali, passando da troppo duro a troppo zerbino senza cognizione di causa, e nuovamente,ovviamente, ero finito scartato come un paio di scarpe bucate. Merda vecchia, immodizia, giocattolo rotto…. fate vobis la scelta dell’epiteto più adatto – ero stato messo da parte,punto. Chiunque ci sia passato sa quanto sia frustrante, specialmente se dall’altra parte pareva esserci l’ombra di qualche interesse…. Mi ridussi a vivere come un gatto, per qualche tempo. No,diciamola tutta, qualche mese. Quanto bastò per imparare a assaporare l’alba, ascoltare nei dettagli i più piccoli rumori, a pensare con ordine razionale e non sentimentale. Non poco. Gradualmente, imparai a soffrire di meno. Certo, il mio ritmo sonno veglia fu fottuto per lungo tempo ma trovai moltissimo in me e per me. Inoltre scoprii d’essere in grado di fare sogni lucidi e quasto mi affascinò al punto che qualsiasi altra droga passatami sotto al naso fosse solo merda comparata ai trip che mi facevo quando non dormivo. Eh, mica pizza e fichi – col mal di vivere si impara a vivere meglio che abituarsi a vivere, meglio un po di fiele e deprivazione di luce per aprire gli occhi piuttosto che cultura pop e relativa immondizia per vivere ignoranti e felici,comprendoseli alla luce di giorni qualunque.

Consigliato a : amanti del buio, chi si chiede come potesse suonare Ziggy Stardust morso da Nosferatu, chi festeggia Halloween a quasi 30 anni, chi vuole un pelouche di Peter Murphy. Buona notte!

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