AMEBIX- “Arise!”

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Mini recensione, perché di tempo sono effettivamente a corto, vediamo di farlo fruttare bene!
Se c’è una cosa che ho dovuto affrontare a lungo e dolorosamente è l’invidia. E’ un qualcosa che mi ha segnato per molto tempo, troppo tempo. L’ invidia per i “nati fortunati” quelli che hanno sempre avuto tutto dalla vita senza mai doversi sforzare. Quelli che sostanzialmente sono nati belli, e solo per quello il mondo gli si dispiega davanti come un tappeto rosso – perché diciamocelo chiaramente – siamo esseri superficiali. Se qualcuno è bello ha già la nostra simpatia, le nostre orecchie, probabilmente il nostro sesso e i nostri soldi.  Lo ripeto ancora  – siamo esseri superficiali.  Capre ignoranti che belano quello che belano gli altri, e vogliono sostanzialmente “la bella vita” perché nutrono complessi di inferiorità abnormi allevati da questa società di merda.Ma ci torneremo poi, a fine recensione… Ora, c’è un altro punto :

Qualcuno a proposito ha avuto da criticare il blog , perché volevano qualcosa di più spurio e clinico… Qualcosa di più SUPERFICIALE e dico… bitches , please.
A) Se avessi voluto creare un blog come altre centinaia fuori di qui, a che pro scrivere?
B) se avessi voluto fare qualcosa di mediocre, tanto valeva aprire un blog e recensire gruppi fighi, giusto? Non sono quel tipo di persona.
C) Se non ci metti quel qualcosa di tuo, è inutile scrivere.
Tornando a me, e alla recensione, anni fa mi trovai a vivere per strada. Non fu niente di bello, non fu facile, e sono abbastanza convinto che se non avessi trovato qualcosa a cui aggrapparmi sarei finito male. Molto male. Qualcuno nelle mie stesse condizioni decise di aiutarmi a trovare un riparo, e da lì ne nacque una bellissima amicizia che durò per lungo tempo. E nelle stesse condizioni nacquero gli Amebix. Si formano nel 79, in Inghilterra. Il suono agli inizi è un’ imitazione (malriuscita) di cose del periodo del punk rock inglese anni 80, con comunque qualche cosa originale. Perché, questo è il punto, non importa in che condizioni ti trovi  , a qualcosa ti devi aggrappare per sopravvivere. Nello specifico, i due fratelli (richiamatesi artisticamente e rispettivamente come) Baron e Mid più un batterista amico loro si trovarono a fronteggiare la disoccupazione rampante  facendo quello che ai tempi era sia una rivendicazione politica che sociale – occupando illegalmente appartamenti. Qualcuno storcerà il naso, qualcuno griderà al crimine, ripeto nuovamente quanto detto all’inizio – siamo abituati a pensare a qualcosa che non è nella norma come orrido, ma in termini di contestualizzare i fatti siamo pessimi : e per sopravvivere, credetemi, si pondera di tutto.  Anche il crimine smette di essere crimine, davanti al freddo e alla fame. Ci si deve aggrappare a qualcosa, anche all’ Arte, se si vuole avere qualche speranza di sopravvivere.
E sono proprio queste condizioni che spingono i nostri anche a intraprendere la via della musica. I Nostri cominciano a intraprendere la via della sperimentazione sin da subito, creando un amalgama unico che può essere definito come il trait d’union di un certo (post)punk alla KILLING JOKE, ricco di tribalismi e suggestioni sia chitarristiche che di batteria, richiamando per altro i primi gruppi heavy metal (Motorhead e Venom – di cui la voce di Baron sembra voler a momenti ricalcare i tratti) pur essendone complentamente diversi e molto cupi, e molto più psichedelici… con qualche sporadica e limitata accellerazione hardcore. L’apparenza dei nostri gli causa anche qualche problema con le autorità e il pubblico ordinario, sembrando alieni sbucati da qualche incubo post apocalittico, e lo stesso le grafiche delle produzioni, fredde, inquietanti, quasi ad annunciare la fine di tutto. Musica “dura” per tempi duri, insomma.
Tuttavia, la musica degli Amebix gode della propria luce, per quanto malsana e tetra. Il disco si snoda tra storie di vita vissuta da homeless (“Winter – dall’EP “No Sanctuary”,ad esempio, col suo testo esplicito “Il freddo di fuori gela spreca di vita/ il decadimento è interrotto/ solo senza nessuno soffri mentre il giorno finisce (….)/ richiuditi tra le tue braccia e su te stesso, non lasciare che la Morte non ti colga/ l’inverno sta divorando la terra/ speriamo di riuscire a vederne la fine.”)  amici che finiscono ricoverati e rincretiniti dalle iniezioni coatte da parte di agenti per la sanità mentale (“Largactyl”, dal nome dello stesso farmaco col testo che recita salmodiando in un crescendo “Rilassati / E’ solo paranoia”), presenze inquietanti che potrebbero essere serial killer provenienti da chissà dove (“Axeman”) e invettive contro un sistema che non vede altro che l’integrazione di tutti in droidi senza cervello (“Fear Of God” o “Slave”) senza comunque avere la volontà di cedergli la propria libertà (“Arise!”). L’album è un concept (pur non volendo ufficialmente esserlo) atipico sull’ autodeterminazione, tema quanto mai fondamentale di questi tempi.
Nel mondo degli Amebix non c’è invidia, c’è solo la volontà di ragazzini di prendersi il loro spazio, anche se diversi e per questo non certamente sbagliati. E’ un qualcosa di disarmante nella sua innocenza, è un volere gridare al mondo che non si è disposti a cambiare e retrocedere pur di avere il diritto alla propria vita. E’ un qualcosa che rispetto moltissimo.
Tornando a quanto detto precedentemente in apertura – l’ invidia è uno dei più grossi problemi dei nostri tempi, e tutti, credo, vi siamo soggetti. Io personalmente mi liberai di questo peso quando realizzai che essere nato in una certa maniera porta benefici e altrettanti problemi/responsabilità…  e dopo anni di sofferenza mi sono messo l’anima in pace. Ho realizzato anche che può essere usata come uno stimolo a fare di più per procurarsi di più qualcosa che si desidera, ma che bisogna essere oggettivi con la realtà dei fatti che ci circondano. Se uno nasce avvantaggiato, vive avvantaggiato – non c’è vera equità. E qui, torno al punto – siamo una società di capre che vuole quello che vogliono gli altri, senza poter ipotizzare che esistano altri tipi di esistenza o felicità. E ciò è ben più ridicolo, ai miei occhi, di chi si cosparge di lussi per sopperire al proprio vuoto nelle relazioni o alla base della propria persona.  Esiste questa variante incrollabile – i falsi desideri plasmati da una falsa personalità su falsi bisogni creano un’ esistenza vuota e falsa. Bisogna stare attenti a ciò che si vuole, potrebbe costare più caro del previsto.
Gli Amebix sono tornati in attività da un paio di anni. Baron è sposato e vive su un isola forgiando spade e altre peculiarità – e tutt’ora suona coi TAU CROSS. Mid è riuscito a uscire nella spirare di crimine in cui si era infilato anni fa e compone musica acustica d’alto livello. Supportate e ascoltate questa band, potrebbe insegnarvi un paio di cose su come affrontare questi tempi duri. A bientot!

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