FUCKHEAD – “Video Arena”

 

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Se c’è una categoria di persone che ho imparato a detestare, nel corso degli anni, sono quelli che si autoproclamano artisti. E’ difficile. Difficile sopportare qualcuno che da un giorno all’altro si dichiara poeta, musicista, o in senso più largo appunto artista – e quindi, essere degno di stima e rispetto a prescindere. Spesso e volentieri la mia linguaccia battezza tali personaggi come un cilicio, perché li trovo tanto ridicoli quanto utili per farsi due risate – a loro spese, si intende. Non vogliatemente : meglio stare a deridere certi stronzi come il pagliaccio che sono che spendermi in lunghe divagazioni su come le “modelle alternative” di alternativo hanno solo la carrozzeria firmata in tatuaggi, ma per il resto sono puttane identiche a quelle bambole sessuali che vanno sui media. Ma proseguiamo!
Una particolare categoria di “artisti” è quella strana compagine di individui che si butta nella cosiddetta “body art” – trasfigurando il corpo in una tavola da disegno, per compiere esperimenti talvolta di dubbio gusto, talvolta atti a schockare per il gusto di schokare (Genesis P. Orridge vi dice nulla? No? Correte a vedervi “Lady Jayne” e riparliamone) , e talvolta, solo per rompere i coglioni. Perché? Perché rompere i coglioni è cosa buona e giusta. Rompere i coglioni quando le cose si fanno asfissianti nella loro prevedibilità è un ottimo pagliativo alla noia esistenziale – uno schizzo di colore nel grigio, se volete passarmi il termine. Oltre che necessario per rimettere in riga i capetti del genere di turno, ovvio.
A metà strada tra veri rompicoglioni e mascalzoncelli con fisse artistoidi, i FUCKHEAD (nome un programma) dall’Austria ci insegnano che gli i cugini nordici non sono solo bravi a fare orologi, assegni bancari e formaggio. L’ensemble infatti si muove con destrezza con un rock futuristico e industriale (dicasi : strutture legate al jazz rock alla OXBOW meno pieni di cocaina ma LSD e pezzi di rumorismo da fabbrica dimessa nella Berlino post muro) e …. Giochini sadomaso omoerotici, tanto per gradire. E magari anche un po’ di scatologia e sangue qui e lì, giusto per darsi quel certo je ne sai quois di pericoloso e fuori posto. Una volta forse, visto che etichettarsi come “froci”, “queer” o quelle lunghe inutili sigle su quello che vi piace infilarvi nel culo o altrove è la moda del momento per rendersi “outsiders”. Ma quando mai.
Mettiamo dei paletti chiari – la “musica” dei FUCKHEAD non è nulla di semplice. Ha un nonsochè di teatrale e noir, che vorrebbe essere anche operistico… ma anche no. Per farla breve, la band suona come se dovesse descrivere qualcosa, più che avere una canzone con una struttura preciso. Non c’è nulla da ballare qui, c’è un ammasso di suoni che ti crollano addosso come una valanga, quasi a voler essere un continuo dei primissimi (quasi asfissianti) SWANS. Tutto sembra improvvisato, ma è improvvisato bene. Una voce parodistica nel suo essere gutturale e alle volte cantata cerca di rendersi inquietante ma ciò che è inquietante sono i testi e la “musica”. M’ha ricordato dei BRAINBOMBS (pazzi svedesi con testi d’estrema violenza con lo stesso assetto di rock rumoroso, cantilenato da un ritardato, con tromba, sassofoni e monotonia alla STOOGES sotto metadone) totalmente abbandonati a sé stessi, in fissa per l’elettronica. Perché qui dentro c’è anche dell’elettronica – roba che gli SKINNY PUPPY avrebbero potuto fare se avessero cambiato droghe in fase di composizione. Ci sono samples qui e là, e tutto sembra che stia per cadere. V’è infatti un impellente senso di decandenza – regna Il disfacimento più completo prima che succeda qualcosa, prima che un ciclo si chiuda e ne inizi un altro, perverso, probabilmente non migliore ma nemmeno peggiore, del girone Boccaccesco che è la vita.
“Video Arena” è la colonna sonora perfetta per “Videodrome : Hail The New Flesh”, film seminale di Cronenberg. La vecchia carne cade, quella nuova si fonde con l’ultraviolenza alla “Arancia Meccanica”e l’iper sessualizzazione della TV, diventa qualcosa d’altro. Diventa l’uomo nella sua parodia più grottesca (come cantilena il singer in “Winged Sperm Dispenser” – “how low can i get?” “quanto mi posso abbassare?” sperando che non sia solo un richiamo al sesso anale ma potrebbe benissimo esserlo ) e ridicola. Il senso del ridicolo per la sua condizione, il senso di disperazione e alla fine la follia. Assistere a una performance – perché di questo si tratta – dei FUCKHEAD equivale a entrare in un Cirque Du Soleil dove l’audience è il bersaglio, e i circensi dei maniaci sessuali. Consiglio a tutti quelli che hanno il coraggio di guardare nell’abisso di quello che generano questi tempi, e chiunque abbia trovato l’articolo dei BODYCHOKE degno d’una chiamata anonima alla centrale di polizia più vicina. Rompicoglioni del mondo unitevi!

 

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Considerazioni postume : Ho già avuto lamentele riguardo i prima paragrafi dell’articolo, riguardando le mie posizioni (ahahahah) sulle differenze di genere ecc. Specifico – a me non frega un BENEAMATO CAZZO di come il lettore medio possa definirsi o meno. E questo per diverse ragioni
A) Il fatto che io trovi un genere sessuale risibile non lo rende un’ “esclusione” nei confronti di nessuno. E’ solo un fatto obbiettivo personale – il sesso tra etero o gay è ridicolo se visto coi miei occhi e potete prendervi la mia opinione e infilarvela dove vi piace di più.
B) Il fatto che le etichette che qualcuno può affibbiarsi siano indicative d’un identità collettiva incapace di adeguarsi a un mondo dominato da due generi per sua natura è indice di bassa autostima e poca intelligenza. Idem come sopra.
C) Il fatto che qualcuno possa essere gay o altro con un’ opinione diversa non implica che io, in quanto etero, debba per forza rispettare la sua opinione o punto di vista. Se siamo in democrazia, posso dissentire, avere un altro gusto e gridare alla porcata in ogni momento – senza per questo dover essere chiamato “omofobo” e/o “intollerante”
D) Il fatto che ANCORA vi siano “artisti” che giocano con la propria sessualità per farne un’ arma è come nel punto B un indice di bassa autostima e intelligenza. Non è troppo diverso che una donna incapace di cantare o scrivere ma con un fisico da urlo sbattuto in copertina per vendere con l’illusione del sesso ben celata qua e là. In altre parole – una pagliacciata portata avanti da puttane.
E) E’ il mio blog. Ci scrivo quello che mi pare. Non quello che pare a voi, e se non vi piace siete liberissimi/e/boh di passare altrove a qualche blog “gender sensitive”
F) Grazie e vaffanculo

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